Lo avevamo incontrato e intervistato a Roma, in occasione dell’Asian Film Festival Rome 2026, durante la presentazione del suo intenso Love on Trial. Già allora, il regista giapponese Kōji Fukada aveva mostrato quella sensibilità rara capace di trasformare emozioni intime e fragili in un linguaggio cinematografico universale.
Oggi Fukada torna nuovamente sotto i riflettori internazionali, questa volta al Festival di Cannes 2026, dove presenta Nogi Notes in concorso per la prestigiosa Palma d’Oro. Un ritorno importante, quasi naturale, per un autore che da anni costruisce un cinema fatto di silenzi, umanità e profonda osservazione emotiva. In una recente intervista, il regista ha raccontato come il cuore del film sia la solitudine, un sentimento che, secondo lui, “appartiene a tutti”. Ed è proprio questa la forza del suo cinema: riuscire a parlare di isolamento, fragilità e distanza senza mai chiudersi nel dramma individuale, ma trasformandoli in qualcosa di profondamente collettivo e riconoscibile.
Nogi Notes sembra così inserirsi perfettamente nel percorso artistico del regista, continuando quella ricerca delicata sulle relazioni umane che avevamo già percepito durante il nostro incontro romano : un cinema che lascia un segno profondo.
Kōji Fukada non è nuovo al fascino del Festival di Cannes. Negli anni il regista giapponese è riuscito a costruire un rapporto sempre più solido con il festival francese, diventando uno degli autori asiatici più rispettati del cinema contemporaneo indipendente. Il suo nome aveva già attirato l’attenzione internazionale nel 2016 con Harmonium, film inquieto e profondamente umano che vinse il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard. Da quel momento, Cannes ha iniziato a guardare Fukada come uno di quei registi capaci di raccontare il Giappone moderno attraverso emozioni universali, silenzi carichi di tensione e relazioni umane fragili. Il suo cinema è lontano dagli eccessi visivi e dalla spettacolarizzazione. Questo meraviglioso regista, costruisce storie lente, intime, spesso sospese, dove il peso più grande non è quello dell’azione ma quello delle emozioni non dette. Ed è proprio questa delicatezza che negli anni ha conquistato critica e festival internazionali.
Con Nogi Notes, presentato in concorso per la Palma d’Oro a Cannes 2026, il regista sembra proseguire ancora una volta la sua esplorazione della solitudine contemporanea. Per chi segue il suo percorso da tempo, questo ritorno a Cannes appare quasi naturale. Fukada continua infatti a muoversi in uno spazio cinematografico molto personale: un cinema che osserva l’essere umano senza giudicarlo, lasciando che siano gli sguardi, le pause e il silenzio a raccontare ciò che spesso le parole non riescono a dire.
In un Festival di Cannes spesso dominato da grandi produzioni e forte impatto mediatico, la presenza di Fukada rappresenta anche un ritorno a un cinema più essenziale, emotivo e profondamente umano.
Nagi Notes rappresenta il suo primo vero ingresso nel Concorso Ufficiale per la Palma d’Oro, segnando uno dei momenti più importanti della sua carriera internazionale.
Il film è ambientato nella cittadina rurale di Nagi e racconta il rapporto delicato e complesso tra due ex cognate, interpretate da Takako Matsu e Shizuka Ishibashi. Il tono, da quanto mostrato nelle prime immagini, sembra molto contemplativo e poetico, in perfetto stile Fukada.

Nagi Notes non ha ancora un trailer ufficiale, ma questa immagine basta già a raccontarne l’anima.
Silenziosa, delicata, sospesa. Proprio come il cinema di Kōji Fukada, capace di trasformare i piccoli gesti e gli sguardi in emozioni profonde. In questo primo frammento visivo si percepisce già tutta l’atmosfera intima e malinconica del film, tra arte, memoria e quella solitudine silenziosa che Fukada riesce sempre a raccontare con estrema sensibilità.





