«Abbiamo deciso di non presentare la nostra musica ai Grammy quest’anno. Speriamo che possa essere ascoltata e amata per quello che è, senza essere divisa in base alla regione o alla lingua».
È questo, in traduzione, il messaggio diffuso da Jungkook lo scorso 29 luglio attraverso una storia pubblicata sul suo profilo Instagram. Poche righe, accompagnate da un ringraziamento all’ARMY e a tutte le persone rimaste accanto al gruppo, che spiegano la decisione dei BTS di non presentare il nuovo album ARIRANG e le sue canzoni alla Recording Academy per i Grammy 2027.
I BTS hanno quindi deciso di non presentare la propria musica alla Recording Academy per i Grammy 2027. Non hanno rifiutato una candidatura già ricevuta né annunciato la volontà di non partecipare fisicamente alla cerimonia.
Sette messaggi, una posizione condivisa
Jungkook è tra i membri più riconoscibili dei BTS a livello internazionale, ma la dichiarazione non rappresenta una sua iniziativa personale. Anche RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin e V hanno pubblicato lo stesso identico testo sui rispettivi account.
Non sette messaggi differenti, bensì una sola voce condivisa. Una scelta che ribadisce l’unità del gruppo ed evita che la decisione venga interpretata come lo sfogo isolato di uno dei membri.
Il tono scelto dai sette è lontano dalle polemiche facili. Non ci sono attacchi personali né inviti rivolti agli altri artisti affinché seguano il loro esempio. Il gruppo comunica una decisione concreta attraverso un linguaggio misurato, lasciando che sia il gesto stesso a esprimere la propria posizione.
Perché i BTS non presenteranno ARIRANG
È importante chiarire che i BTS non hanno annunciato di voler boicottare la cerimonia. Hanno scelto di non candidare la propria musica, rinunciando quindi a partecipare al processo finalizzato alle nomination.
Il loro messaggio, inoltre, a dispetto di quanto rimbalzato su diversi media internazionali, non nomina direttamente né la nuova categoria Best Asian Pop Music Performance né la Recording Academy.
Il collegamento operato da giornalisti, commentatori e fan nasce soprattutto dal riferimento alla divisione della musica in base alla regione e alla lingua e dalla vicinanza temporale tra il messaggio dei BTS e l’introduzione della nuova categoria.
Le parole dei sette sembrano così sottendere una domanda: una categoria dedicata alla musica asiatica rappresenta una maggiore forma di inclusione oppure rischia di racchiudere tradizioni e industrie profondamente diverse sotto un’unica definizione geografica?
La categoria Best Asian Pop Music Performance
La categoria Best Asian Pop Music Performance è stata introdotta dalla Recording Academy per premiare produzioni come K-pop, J-pop e C-pop caratterizzate dall’uso significativo di una o più lingue asiatiche. Il CEO della Recording Academy, Harvey Mason Jr., ha difeso la scelta spiegando che la categoria è stata creata per valorizzare la crescita e la diversità del pop asiatico, non per separarlo dal resto dell’industria musicale. Ha inoltre chiarito che gli artisti candidati nelle categorie di genere possono continuare a concorrere per i premi generali, come Album, Canzone o Registrazione dell’anno. Allo stesso tempo, Mason ha dichiarato di comprendere e rispettare la decisione dei BTS.
Le due posizioni non devono necessariamente trasformarsi in uno scontro. Una categoria specifica può offrire visibilità ad artisti che fino a oggi ne hanno ricevuta poca. La scelta dei BTS, però, solleva il problema di una musica riconosciuta come globale nei numeri e nell’impatto, ma ancora definita innanzitutto dalla propria provenienza.
La lingua coreana come identità artistica
Il coreano, per i sette, non è soltanto la lingua in cui sono scritte le loro canzoni. È lo strumento attraverso cui i BTS raccontano la propria cultura, la propria esperienza e il rapporto con il pubblico.In questo quadro, la decisione di non prendere parte al processo di candidatura dei Grammy assume un valore ancora maggiore perché riguarda ARIRANG, un progetto il cui titolo richiama uno dei canti popolari più rappresentativi della Corea. Anche il ritorno del gruppo è stato costruito intorno all’incontro tra tradizione, contemporaneità e identità nazionale. Non un abbandono delle proprie radici per conquistare il pubblico globale, ma la volontà di portarle al centro del racconto.
Per anni, ricevere un Grammy è stato uno dei grandi obiettivi dichiarati dai BTS. Proprio per questo, rinunciare alla candidatura non significa sostenere che i premi non abbiano valore. Significa piuttosto affermare che, dopo aver avvicinato milioni di persone alla lingua e alla cultura coreana, il gruppo non ha più bisogno di separare la propria identità coreana dalla dimensione globale della sua musica.
Sette messaggi uguali, pubblicati da sette profili diversi, diventano così una dichiarazione collettiva. Senza alzare la voce, i BTS ricordano all’industria che la lingua di una canzone può raccontare da dove viene, ma non stabilire fin dove può arrivare.



