Basta osservare il suo sguardo, assorto e sognante, e quelle mani leggere che sembrano appena sfiorare i tasti sulle prime incantevoli note dell’Adagio sostenuto della Moonlight Sonata di Beethoven, per sentirsi lentamente trascinare nel suo mondo. HJ Lim non sembra semplicemente suonare: sembra abbandonarsi alla musica, accarezzarla, lasciando che ogni nota diventi un pensiero, un’emozione, un piccolo frammento di sogno. E quasi senza accorgersene, chi la ascolta finisce per entrare in quel sogno insieme a lei. È HJ Lim, una delle più affascinanti pianiste coreane della scena internazionale.
Ed è forse proprio dal pianoforte che bisogna cominciare per raccontarla, perché nella sua storia la musica non è mai stata soltanto una professione : è stata rifugio, desiderio, disciplina, ribellione e, soprattutto, libertà. Guardandola suonare è difficile separare la donna dall’artista: c’è qualcosa di profondamente intimo nel modo in cui si avvicina alla tastiera, come se tra lei e quegli ottantotto tasti esistesse un linguaggio privato al quale, per qualche minuto, anche noi siamo autorizzati ad assistere.
Il suo nome è Lim Hyun-jung (임현정). Nasce in Corea del Sud nel 1986 e incontra il pianoforte quando ha appena tre anni, così presto che la musica sembra precedere persino i suoi ricordi. Crescendo, quello strumento diventa qualcosa di sempre più necessario, fino a condurla, a soli dodici anni, verso una scelta che oggi appare quasi incredibile: lasciare la Corea e partire per la Francia per studiare.
È ancora una bambina quando si ritrova lontana dalla famiglia, in un Paese del quale inizialmente non conosce neppure la lingua. Eppure dentro quella ragazzina c’è già la determinazione che anni dopo il pubblico riconoscerà sul palcoscenico. HJ Lim sogna Parigi, sogna il Conservatorio, sogna quella Francia che nella sua immaginazione porta i nomi di Debussy e Ravel. Parte per inseguire la musica, ma forse, senza saperlo ancora, parte soprattutto per cercare se stessa.
Gli inizi non hanno nulla della favola. Ci sono la solitudine, le difficoltà dell’integrazione, la distanza da casa e anche esperienze dolorose che lei stessa racconterà molti anni dopo ma quando le parole non bastano, rimane il pianoforte che diventa casa.
Studia con una dedizione quasi feroce. A quindici anni diventa la più giovane persona a conseguire il Diplôme d’Études Musicales Complètes della Normandia e successivamente entra al prestigioso Conservatoire National Supérieur de Musique de Paris, dove studia con Henri Barda e si diploma nel 2006 con il Primo Premio.
Ma dietro l’allieva disciplinata esiste già una giovane donna insofferente ai confini. Quando a tredici anni desidera affrontare la Sonata di Liszt e le viene detto che è ancora troppo giovane, non rinuncia. Continua il repertorio richiesto, ma parallelamente studia ciò che sente appartenerle davvero: Liszt, Scriabin, Rachmaninov. Quasi una piccola vita clandestina vissuta attraverso la musica.
Poi incontra Henri Barda e qualcosa cambia. Finalmente trova un maestro disposto non soltanto a insegnarle, ma a lasciarla libera. E quella parola, libertà, tornerà continuamente nella sua storia, perché HJ Lim sembra averla cercata ovunque: nella musica, nella spiritualità, nella conoscenza e persino nel silenzio.
Forse è anche per questo che il suo incontro con Beethoven diventa tanto profondo. Non lo studia semplicemente come uno dei più grandi compositori della storia, cerca l’uomo nascosto dietro le note, legge le sue lettere, approfondisce la sua vita, prova a comprenderne le passioni, le ferite, la solitudine, la rabbia, gli ideali. Le Sonate diventano per lei presenze familiari, quasi compagne cresciute insieme a lei, e arriverà a raccontare di essere stata talmente immersa nell’universo beethoveniano da avere quasi la sensazione di non poter esistere senza di lui.
Forse è per questo che quando HJ Lim suona Beethoven accade qualcosa di particolare. Nei passaggi più delicati il suo corpo sembra raccogliersi, lo sguardo si allontana e le dita sfiorano la tastiera con una leggerezza quasi pudica. Poi la musica cambia e cambia anche lei. La figura apparentemente fragile si trasforma, i movimenti diventano impetuosi, i capelli seguono il ritmo del corpo e quelle stesse mani capaci di accarezzare una nota sprigionano improvvisamente una forza sorprendente.
Delicatezza e temperamento convivono continuamente in lei. Forse è proprio questo contrasto a renderla così magnetica.
Nel 2010 decide di affrontare un’impresa che avrebbe intimorito interpreti con molti più anni di carriera: eseguire a Parigi l’intero ciclo delle Sonate per pianoforte di Beethoven nell’arco di otto giorni consecutivi. Poco dopo arriva la registrazione per EMI Classics. HJ Lim ha appena ventiquattro anni e diventa la più giovane pianista ad aver registrato integralmente le Sonate di Beethoven. Il progetto raggiunge il numero uno della Billboard Classical Chart e conquista anche le classifiche classiche di iTunes negli Stati Uniti e in Canada.
Il successo internazionale arriva quasi all’improvviso, ma lei sembra continuare a guardare altrove.
Persino nel modo in cui organizza quelle Sonate c’è qualcosa di profondamente personale. Non vuole presentarle semplicemente in ordine numerico: le raccoglie secondo universi emotivi attraverso i quali prova a leggere la vita di Beethoven. Il destino, la natura, gli ideali eroici, la ricerca interiore. E tra questi crea una sezione dal titolo quasi poetico, “The Eternal Feminine Youth”, nella quale colloca anche la Moonlight Sonata.
C’è qualcosa di suggestivo nel sapere che proprio quella Sonata, che nelle sue mani appare così sospesa e intima, appartenga nella sua personale geografia di Beethoven a un universo legato all’eterno femminile. Guardandola suonare l’Adagio sostenuto, con il volto assorto e le mani che sembrano scivolare sull’avorio, si ha quasi l’impressione che quella definizione possa appartenere anche a lei: una femminilità mai esibita, fatta piuttosto di sensibilità, mistero, forza e fragilità.
La sua carriera, intanto, attraversa il mondo. Dopo Beethoven arrivano Ravel e Scriabin, ai quali dedica un nuovo progetto discografico per EMI-Warner Classics, mentre i concerti la conducono dalla Royal Albert Hall e dalla Wigmore Hall di Londra alla Tonhalle di Zurigo, dal Suntory Hall di Tokyo fino al Seoul Arts Center.
E proprio il ritorno a Seoul possiede inevitabilmente qualcosa di circolare. La bambina che aveva lasciato la Corea a dodici anni torna nel proprio Paese dopo aver costruito altrove la propria voce. Ma la Corea, in realtà, non l’aveva mai completamente lasciata. Parlando della propria sensibilità musicale, HJ Lim ha evocato anche il concetto coreano di han (한), quel sentimento difficile da tradurre nel quale convivono malinconia, dolore, nostalgia, desiderio e una silenziosa capacità di resistere. Dietro il virtuosismo esiste in HJ Lim una dimensione profondamente contemplativa. Da giovane la sua ricerca interiore diventa tanto intensa da portarla persino a considerare la possibilità di una vita monastica buddhista. Per qualche tempo immagina che il silenzio e la spiritualità possano essere la strada attraverso cui comprendere più profondamente la libertà e il senso dell’esistenza. La vita la riporterà al pianoforte, ma quella domanda non scomparirà mai davvero.
Anni dopo le darà persino un titolo: Le Son du Silence, Il suono del silenzio, il libro pubblicato nel 2016 nel quale musica, filosofia e spiritualità finiscono per incontrarsi.
HJ Lim sembra cercare continuamente qualcosa proprio nello spazio che esiste tra una nota e quella successiva. Non ama l’idea della musica come competizione e ha scelto di non costruire la propria carriera attraverso il tradizionale circuito dei grandi concorsi pianistici. Per lei l’arte non dovrebbe stabilire chi sia migliore di chi: ogni interpretazione possiede una propria verità.
Curiosamente, sarà invece Internet a contribuire alla sua scoperta. Alcune sue esecuzioni pubblicate su YouTube iniziano a circolare, raggiungono un pubblico sempre più vasto e attirano l’attenzione del mondo discografico. Una pianista coreana formatasi nella più rigorosa tradizione europea arriva così a una nuova generazione attraverso uno dei mezzi più contemporanei possibili.
E HJ Lim continua ancora oggi a cercare strade nuove. Nel 2020 fonda Interstellar, la propria orchestra, che dirige anche dal pianoforte. Nel 2024 affronta un’altra sfida monumentale realizzando le proprie trascrizioni per pianoforte solo dei concerti di Rachmaninov, trasformando il dialogo normalmente affidato a solista e orchestra in un universo concentrato sotto le sue dieci dita.
Anche BMW riconosce questa personalità fuori dagli schemi scegliendola per il progetto Born Bold.
Nata audace.
Due parole che sembrano scritte per lei.
Audace è stata la bambina che ha lasciato la Corea. Audace l’adolescente che studiava di nascosto la musica che desiderava suonare. Audace la ventiquattrenne che si è confrontata con l’intero universo delle Sonate di Beethoven. Audace è la donna che continua a cercare nella musica qualcosa che non sembra avere a che fare soltanto con il successo.
Alla Moonlight Sonata, HJ Lim abbassa lo sguardo. Le mani si posano sulla tastiera e le prime note dell’Adagio sostenuto affiorano lentamente dal silenzio, guardandola sappiamo che dietro quella leggerezza vive una storia molto più intensa. C’è la bambina partita dalla Corea con un sogno troppo grande per rimanere a casa. C’è la ragazza che ha conosciuto la solitudine e ha trovato rifugio nel pianoforte. C’è la donna che ha cercato risposte nella filosofia e nella spiritualità, la musicista che ha fatto di Beethoven quasi un compagno di viaggio e l’artista capace di passare, nello spazio di poche battute, dalla carezza alla tempesta.
Il fascino di HJ Lim, non si arresta semplicemente attraverso la perfezione delle sue mani, né al virtuosismo che le ha aperto i più importanti palcoscenici internazionali ma è quella magica sensazione sottile che lascia mentre suona come se dietro ogni nota, ci fosse ancora qualcosa da cercare, qualcosa che le parole non riescono a raccontare completamente.
Allora chiude gli occhi, lascia scivolare nuovamente le dita sui tasti e il resto sembra diventare superfluo.
Perché per conoscere davvero HJ Lim, forse, basta fare silenzio e ………….. lasciarla suonare.
HJ Lim performs Beethoven’s “Moonlight Sonata” – I. Adagio sostenuto.
Video © Warner Classics – Official YouTube Channel.



