Venerdì 17 aprile, presso l’Istituto Culturale Coreano, l’incontro con la regista You Youngeun e la produttrice Lee Hyunyoung ha aperto una finestra preziosa sul dietro le quinte del K-drama “Come si dice amore”?, svelando non solo il processo creativo, ma anche la profonda connessione tra Corea e Italia che attraversa l’intera serie.
L’incontro si è rivelato particolarmente interessante, soprattutto perché la regista You Youngeun e la produttrice Lee Hyunyoung hanno condiviso dettagli autentici e inediti sulla produzione di Come si dice Amore?. Uno degli aspetti più affascinanti emersi riguarda proprio lo spirito di squadra che si è creato durante le riprese. La troupe, sia artistica che tecnica, si è trovata a lavorare in piccoli borghi italiani, dove le opzioni erano limitate e i ristoranti pochi. Questo ha portato tutti, inevitabilmente, a condividere i pasti, giorno dopo giorno. Quella che poteva sembrare una semplice necessità logistica si è trasformata in qualcosa di molto più profondo: un momento di incontro, di scambio, di costruzione. Sedersi allo stesso tavolo, tra una scena e l’altra, ha permesso di abbattere le distanze, creare complicità e rafforzare i legami umani. È così che, quasi naturalmente, si è formata una vera e propria famiglia. Un clima di fiducia e collaborazione che ha reso il lavoro sul set più fluido, più autentico, e che si riflette anche nella qualità emotiva del racconto. Perché quando le persone si sentono parte di qualcosa, ogni gesto,davanti e dietro la macchina da presa, acquista un valore diverso.
I sopralluoghi: un viaggio nella bellezza italiana
Prima di arrivare alla scelta definitiva delle location, la produzione ha intrapreso un vero e proprio viaggio esplorativo nel cuore dell’Italia. I sopralluoghi hanno toccato città iconiche come Roma, Napoli e la Sicilia, ognuna con un’identità visiva forte e suggestiva. Tuttavia, la decisione finale è ricaduta su Siena e Perugia, due luoghi capaci di restituire quell’atmosfera sospesa tra storia e intimità che la narrazione richiedeva. Siena, con le sue geometrie medievali e i toni caldi della pietra, e Perugia, con i suoi scorci raccolti e silenziosi, sono diventate non solo sfondi, ma veri e propri personaggi emotivi del racconto. Un ruolo fondamentale lo gioca anche Civita di Bagnoregio, scelta per la scena d’apertura: un luogo quasi irreale, collegato al mondo da un ponte lungo e scenografico. Proprio qui si svolge la prima sequenza, cruciale per l’intero K-drama.
La prima scena: una soglia narrativa
La regista ha sottolineato quanto il primo episodio rappresenti la chiave di lettura dell’intera serie. L’immagine dell’attrice che attraversa il ponte con tacchi a spillo non è solo un momento estetico, ma un simbolo potente: un passaggio, una soglia tra due mondi. Girare quella scena non è stato semplice. Il ponte in pietra, irregolare e impegnativo, metteva alla prova ogni passo. Eppure, la forza dell’interpretazione ha trasformato la difficoltà in carattere: l’attrice, dinamica e determinata, è riuscita ad attraversarlo con naturalezza, rendendo quella sequenza memorabile e carica di tensione emotiva.
Il linguaggio dei costumi: identità e legami
I costumi assumono un ruolo narrativo fondamentale, nel K-drama Come si dice Amore?, il mantenimento delle stesse nuances cromatiche tra presente e ricordo serve a creare una continuità emotiva tra i personaggi. Nel raccontare Come si dice Amore?, la regista non ha mai pensato al colore come a un semplice elemento estetico ma come un filo invisibile, qualcosa che potesse attraversare il tempo e tenere uniti i personaggi anche quando la storia li separa. Ha voluto che lo spettatore percepisse che il sentimento non cambia, che resta intatto, anche quando i personaggi sono lontani, anche quando il tempo li divide, la palette rimane la stessa proprio per suggerire questo: ciò che li lega non si è mai spezzato. Non le interessava creare una distinzione netta tra passato e presente. I ricordi, nella sua visione, non sono qualcosa di distante o filtrato. Sono vivi, presenti, quasi tangibili. È come se il protagonista non stesse davvero ricordando, ma stesse continuando a sentire. Per questo i colori non cambiano: perché le emozioni non cambiano. Non si tratta solo di estetica, ma di narrazione. L’abito diventa così un mezzo di trasmissione emotiva, un’eredità silenziosa che racconta il rapporto tra le due figure femminili, suggerendo continuità, conflitto e riconoscimento.
Sentimenti, arte e quadri: l’anima visiva del racconto
Uno degli elementi più affascinanti emersi durante il talk è l’uso dell’arte come linguaggio emotivo. Quadri e ambienti artistici non sono semplici decorazioni scenografiche, ma strumenti attraverso cui i personaggi esprimono ciò che non riescono a dire. Ogni opera diventa uno specchio interiore: colori, luci e composizioni accompagnano lo sviluppo dei sentimenti, trasformando l’estetica in narrazione. È un approccio che richiama una sensibilità profondamente europea, in cui l’immagine diventa pensiero.
Un ponte culturale: tra Corea e Italia
La scelta di coinvolgere Alberto Mondi non è casuale. Figura molto amata in Corea, Mondi rappresenta un punto d’incontro tra due culture. La sua presenza nel drama rafforza l’autenticità del contesto italiano, offrendo allo stesso tempo un volto familiare al pubblico coreano. Allo stesso modo, il protagonista Kim Seo-ho ha affrontato una sfida significativa: interpretare un personaggio multilingue. Per il ruolo, ha studiato e recitato sia in italiano che in giapponese, incarnando la figura di un interprete. Un lavoro complesso, che ha richiesto precisione linguistica ma anche sensibilità nel rendere credibili le sfumature culturali.
L’ispirazione cinematografica
La regista ha infine rivelato di essersi ispirata allo stile di Luca Guadagnino, in particolare per la capacità di raccontare i sentimenti attraverso l’atmosfera, i silenzi e i dettagli visivi. Questa influenza si percepisce nella costruzione delle scene: lente, immersive, capaci di lasciare spazio all’emozione senza forzarla, in un equilibrio delicato tra estetica e verità.
In Come si dice “amore”?, nulla è lasciato al caso. Ogni scelta, dalle location ai costumi, dalla lingua all’arte, contribuisce a costruire un racconto che non si limita a narrare una storia, ma la fa vivere attraverso immagini, sensazioni e connessioni profonde tra culture diverse.



